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Camera Penale di Padova "Francesco de Castello" Palazzo di Giustizia,
via N.Tommaseo, 55,
35131 - Padova

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STORIA DELLA CAMERA PENALE DI PADOVA

Camera Penale di Padova “Francesco de Castello”

<< L' Avv. Emile Pollak, difensore, nel 1954, di Gaston Dominici, soleva dire: “Ma grand'mere m'a dit, autrefois: si tu veux etre hereux un jour, saule -toi; si tu veux etre hereux deux jours, marie – toi; si tu veux etre hereux toute la vie, sois avocat”
Ho sempre ritenuto l'uso del verbo essere, e non del verbo fare, quanto mai significativo!
Non si può fare l'Avvocato, si deve esserlo; ed il penalista, in particolare, non può che esserlo, non foss'altro per la peculiarità della difesa dei diritti di chi è solo contro tutto l'apparato dello Stato, diritti che egli deve presidiare consultando, nell'adempiere “un dovere sacro”, solo il suo “zelo e non le [sue] forze” come ci ricorda ancor oggi Raimond De Seze.Da questa semplice constatazione, nel lontano 1987, la decisione di convocare un certo numero di Avvocati che “prevalentemente prestano la loro opera nel campo penale allo scopo di riprendere, in Padova, l'attività propria di una Camera Penale”, come leggesi nella lettera del 27 febbraio 1987 a firma dell'Avvocato Cesare Guzzon, decano dei penalisti, che sottolineava l' “ormai improcrastinabile necessità di affrontare temi e problematiche inerenti l'effettivo esercizio dei diritti riconosciuti ad ogni imputato, primo fra tutti il diritto di difendersi da 'subito'”.
Due concetti imprescindibili: ogni imputato, anche il peggior criminale, ha dei diritti riconosciuti dall'ordinamento che devono trovare effettiva attuazione e, primo fra tutti, il diritto di difendersi “ da subito”: e, “ da subito”, la costituenda Camera Penale sottolineava la necessità di una difesa penale effettiva che non può che presupporre avvocati all'altezza dell'impegno!
Effettività e specializzazione, quindi e, come corollario, formazione: questi gli obiettivi. Sono passati venticinque anni da quella prima convocazione e, molti, illustri penalisti, che vi aderirono con entusiasmo, non sono più tra noi; solo fisicamente, peraltro, perché il loro esempio, il loro amore per la professione di penalista ed il loro insegnamento illuminano non solo chi, come me, partecipò a quella prima convocazione, ma tutti coloro che, oggi, sono parte della Camera Penale di Padova che si fregia del nome dell'avv. Francesco de Castello, suo primo presidente.
Con uno sguardo al passato posso dire che molto abbiamo fatto in questo quarto di secolo ma anche che non tutti gli obiettivi sono stati raggiunti: in particolare sono ancora di là da venire gli albi di specialità. Ripercorrendo con la memoria e rileggendo i primi interventi della Camera Penale, i primi confronti con Magistratura, gli scontri, anche intransigenti, contro gli interventi demolitori dello spirito del codice Vassalli, mi rendo conto che oggi più che mai la tutela delle prerogative costituzionali del cittadino non possono che essere presidiate da un Avvocato specializzato, consapevole del suo ruolo e dei diritti di chi assiste, pronto a difendere chi a lui si affida, o a lui è affidato, con ogni mezzo ed un unico limite: il rispetto della legge. Convegni, codici commentati con gli interventi della Corte Costituzionale, pubblicazioni anastatiche, Scuole di preparazione alla professione, partecipazione fattiva ai congressi nazionali, politica giudiziaria, proteste, astensioni e via dicendo hanno costellato il cammino della nostra Camera Penale e mi auguro, per il futuro, che peraltro si prospetta a tinte fosche, continueranno a caratterizzare e distinguere la vita della Camera Penale, con un unico interesse: la tutela dei diritti del cittadino.
Non posso ricordare tutti coloro che hanno contribuito con spirito di sacrificio ed abnegazione alla realtà della Camera Penale di Padova, ma un ringraziamento particolare è dovuto, innanzitutto, a chi non è, se non spiritualmente, con noi: gli Avvocati Francesco de Castello, Franco Antonelli ed Andrea Vassallo, che hanno lasciato un vuoto incolmabile. Un grazie, poi, a Piero Longo e a Gigi Pasini, che si sono alternati, pur con diverse vedute ma con pari passione, alla presidenza, a Nicolò Ghedini ed a Paolo Giacomazzo, che, così come Gigi Pasini, ci hanno rappresentato a livello nazionale, ad Emanuele Fragasso, patrimonio intellettuale imprescindibile della Camera Penale, a Fabio Pinelli, Claudio Todesco e Pietro Someda sempre disponibili ed attenti, e, infine, ad Annamaria Alborghetti che, oggi, con l'entusiasmo che le è proprio, ci rappresenta.
Infine il mio pensiero ed il mio grazie va a tutti coloro che, meno visibili, hanno comunque consentito di proseguire, nello stesso spirito del 1987, quel cammino intrapreso venticinque anni fa.
Lunga vita alla Camera Penale di Padova! >> Gianni Morrone