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Camera Penale di Padova "Francesco de Castello" Palazzo di Giustizia,
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RICORDI DI FRANCO ANTONELLI

29 aprile 2010 aula di assise
Ricordo di Franco Antonelli

<<Innanzitutto delle scuse ed un ringraziamento: le scuse perché, per ragioni emotive, dovrò leggere il mio intervento; il ringraziamento è per la Vostra presenza, così significativa, a questa cerimonia fortemente voluta dalla Camera Penale di Padova. Questo “momento” comune a tutti coloro che l’hanno stimato e gli hanno voluto bene, avrebbe inorgoglito Franco, il quale, se fosse con noi, certamente, più che compiaciuto sarebbe gongolante e - fingendo di meravigliarsi e schermendosi un po’ – prima di prendere la parola (perché, poi, non aspettava altro) avrebbe detto, magari in dialetto, “ disi ti qualcossa, mi te se che me vien un groppo…..”, salvo poi regalarci, strappandoci un sorriso, un’altra pillola del sua non comune esperienza con intelligente semplicità.
Il mio sarà solo un ricordo, poche parole, anche perché se c’è una cosa che ho l’ardire di affermare in comune con Franco è l’incapacità ad arginare la commozione, la difficoltà di frenare il pianto che immancabilmente la fa da padrone al momento del ricordo. Quando, trentuno anni fa, superai, dopo aver condiviso la preparazione con Barbara, l’esame di procuratore legale, ricevetti in dono da Franco Antonelli la toga che indosso.
Mi disse solo “ Mi raccomando ”.
Ecco, in quel “ mi raccomando” c’ è tutto l’avv. Antonelli, tutto il Suo amore per l’ Avvocatura, tutta la sua preoccupazione perché il simbolo di quel suo amore fosse portato con dignità, rispettato e degno di rispetto, insomma c’era tutto il suo essere avvocato!
Quel “ mi raccomando ”, per me, non è solo uno dei tanti ricordi che, nella memoria, si sono accavallati da un mese a questa parte, è probabilmente il più importante insegnamento ricevuto da Franco Antonelli.
Altri i ricordi, professionali e non, tutti però legati dalla consapevole certezza di quanto Egli abbia inciso significativamente e caratterizzato il mio, ma non solo il mio, percorso professionale: dalla pratica agli esami di procuratore, dal primo processo davanti al Tribunale, alla prima arringa in Corte d’Appello e, poi, in Cassazione. E’ stato il punto di riferimento in tutti questi anni della mia generazione e di quelle che l’hanno seguita: io, e come me numerosi altri, a lui ho sempre chiesto non solo consigli sulla causa, ma anche sul modo di rapportarmi alla stessa, ai Colleghi, ai Pubblici Ministeri ed ai Giudici che con me condividevano la sorte dell’imputato. E se titubavo per paura di disturbarlo era Barbara a dirmi “ dai, sai che gli farà piacere”
E’ già stata ricordata, in chiesa, dai giovani della Camera Penale, la disponibilità di Franco, pronto ad aiutare chiunque, suggerendo, con un garbo tanto naturale quanto indice di modestia, cosa dire, quando dirlo, come dirlo ed a ricordare a tutti che l’imputato, soprattutto se detenuto, è sempre più solo con sé stesso e che, a volte, la mano del suo difensore sulla spalla è più incisiva di qualsiasi parola, di qualsiasi arringa. L’umanità dell’avvocato Antonelli, come in altra occasione ha ricordato Pietro Calogero, era addirittura, e se possibile, superiore alla sua bravura.
Del penalista altri parleranno, dell’uomo è stato dipinto uno splendido ritratto da Lorenzo Locatelli, il giorno del Suo funerale, e da Gigi Pasini su Il Mattino di Padova alla notizia della Sua scomparsa, io voglio solo testimoniare che dal 24 marzo 2010 tutti, ma proprio tutti, avvocati e magistrati, siamo più poveri e più soli, orfani di chi mai si è sottratto al confronto, mai ha negato il consiglio richiesto alla Sua esperienza, alla sua preparazione, alla sua bravura: Franco Antonelli è sempre stato, nei confronti di tutti, pronto ad insegnare con semplicità di linguaggio, passione e sentimento, il percorso da seguire, ma anche, come tutti i grandi, lui che indubbiamente è stato uno dei massimi esponenti dell’Avvocatura padovana, sicuramente uno dei più rappresentativi, in assoluto il più amato, pronto a far tesoro dell’intuizione del più giovane dei Colleghi.
Voglio concludere ricordando che Franco Antonelli, con Francesco de Castello ed Andrea Vassallo, due altri grandi dell’avvocatura patavina, ha contribuito a ricostituire la Camera Penale di Padova nel marzo di 23 anni fa; Camera Penale di cui è stato Presidente per alcuni mesi: erano gli anni dei primi forti contrasti tra avvocatura penale e magistratura, delle prime astensioni, delle denunce conseguenti alle stesse, non c’era spazio per percorsi comuni, troppo forte il retaggio inquisitorio, troppa l’intransigenza da una parte e dall’altra. Franco tentò di far prevalere quel rapporto di collaborazione tra avvocatura penale e magistratura che sentiva a lui più consono: ma erano gli anni in cui, dopo l’entrata in vigore del codice Vassalli, nell’esperienza giurisprudenziale, l’ evoluzione dall’ avvocato collaboratore all’avvocato antagonista “assume la geometria di una linea spezzata”. Franco non condivise alcune posizioni prese di posizione della Camera Penale pur condividendone le ragioni, prevalse in lui l’autonomia e la libertà delle scelte, la libertà di essere avvocato e si dimise dalla carica.
Ciò non di meno la Sua è stata una presenza assidua, direi immanente alla Camera Penale, con un apporto di inestimabile esperienza, saggezza, cultura e buon senso. Fino all’ultimo… con la volontà, anche solo con la sua presenza, come egli stesso mi ha scritto in una lettera che, col senno di poi , ho compreso di commiato, di dare un contributo tangibile, e che a me mai è mancato, all’impegno che avevo assunto con la Camera Penale di cui i Colleghi mi avevano onorato della Presidenza.
Rubo, per il congedo, le parole di Emile Pollak, avvocato francese citato da Alfredo De Marsico nell’introduzione ad uno dei volumi delle sue arringhe: il senso è questo:“… se vuoi essere felice un giorno, ubriacati; se vuoi essere felice due giorni, sposati; se vuoi essere felice tutta la vita, sii avvocato”.
Bene, io sono convinto che l’ avvocato Franco Antonelli sia stato, e per me sarà sempre, un uomo veramente felice e, così, mi piace ricordarlo!>>
Gianni Morrone


<<Sono qui, in studio, con Gianni, Andrea, Elisa e Nicoletta e stiamo cercando di decifrare insieme quella scrittura così unica ed inconfondibile che potete vedere qui accanto e che qualcuno di voi riconoscerà.
Succede spesso che da un fascicolo riemerga qualche appunto di Franco (Antonelli) (o meglio, come lo chiamiamo tra di noi, del nostro Avvocato): è sempre un momento bello e, insieme, di struggente nostalgia.
Leggere le sue parole ci consente quasi di risentire la sua voce e le sue annotazioni a lato di qualche sentenza, la sua “scaletta” per la discussione, e i suoi appunti all’interno di un fascicolo ci fanno invariabilmente ricordare, di volta in volta, i suoi insegnamenti, le sue “massime” di vita e di professione vissuta sul campo ed anche, perché no, le sue impagabili battute. Conserviamo tutti quegli appunti e non solo perchè ci fanno compagnia ma, soprattutto, perchè confidiamo che continuino a guidarci come faceva chi li ha scritti.
Ora però, mentre stiamo cercando di decifrare queste note, sentiamo di volerle e di doverle condividere con tutti Voi.
Franco Antonelli non è più con noi da due anni ormai ma siamo certi che potrebbe dire ancora oggi a tutti noi quello che sta scritto qui. E' la sua umanità che parla, il suo cuore che riflette e si rivolge a tutti, Colleghi giovani e non, Magistrati giovani e non e lo fa con un linguaggio e con contenuti solo suoi: semplici ed irripetibili.
Proprio per questo desideriamo leggere con Voi le sue parole.
I primi appunti sono datati "30 maggio 2008 Papa luciani" e li ha scritti seduto lì, in mezzo a tutti i Colleghi che partecipavano all'incontro organizzato dall'Ordine in materia disciplinare. Lassù, sul bancone, si parlava di giudizio disciplinare, di sanzioni, regolamenti e tecnicismi. Lì, più in basso, in mezzo al pubblico, Franco Antonelli rifletteva ed esprimeva con i suoi "sghiribizzi" qualcosa di diverso: "La nostra professione si svolge nel dolore"
si interrogava sul perchè di un Codice Deontologico quando “...la Deontologia sarebbe inutile...”
sol che ci ricordassimo, tutti e sempre, delle più elementari regole della buona educazione e di rispettare il sacro principio della vera onestà. E sentendo parlare del giudizio disciplinare e delle sue regole, la riflessione si spostava sul compito del Consigliere che è sempre arduo ma diventa "durissimo" quando si tratta di affrontare un giudizio disciplinare che impone ancor più “equilibrio, buonsenso, umanità” anche se non si può dimenticare che "E' giusto il rigore perchè noi agiamo in casi di minorata difesa.
"ll nostro assistito è sempre in posizione debole"
Ma quando poi, alla fine di tutta una carrellata di norme e di sentenze, di articoli e di regole, la conversazione volgeva al termine e si dovevano tirare le somme di quell'incontro, allora si legge:
"Relazioni tecnicamente perfette ma troppo scientifiche”.
"Non avete fatto capire!! tumulto dei sentimenti”.
La sofferenza ed il tormento che accompagnano sia la difesa per chi è chiamato ad assistere uno di noi, sia il Consiglio quando è chiamato a giudicare un Collega.
Su quel bancone a parlare c'ero anch’io ma apprendo solo ora, da questi appunti, questo suo pensiero e questo insegnamento che cercherò dl non dimenticare mai.
Era il 29 novembre 2002 e Franco Antonelli, invitato dall'allora Presidente della Sezione Penale del Tribunale, doveva porgere un saluto ai giovani Uditori che si apprestavano ad intraprendere il loro periodo di uditorato. Attribuiva l'onore di quell'invito all'età e ad una frequentazione, ahimè!, ormai anche per lui (il 'Presidente, ndr) di moltissimi anni' leggendo la "scaletta" di quel saluto viene da pensare però che fossero ben altre le ragioni di quell’invito.
E forse si può dire che se invece che a giovani uditori il saluto di Franco Antonelli fosse stato rivolto a giovani praticanti avvocati, le parole ed il messaggio non sarebbero stati diversi.
Dopo molti anni e molte esperienze ci si accorge che si possono avere affinità pur essendo in trincee diverse.
“Che si può avere, pur ricoprendo ruoli diversi, un comune sentire”.
“Che non significa avere le stesse idee”
"ma arrivare ai propri convincimenti attraverso una serie di fenomeni (?)
“Sorretti da uguali principi: che sono
- non imbrogliate le carte
- non tralasciare rigore nella lettura delle citazioni
"In sostanza lealtà - correttezza - diligenza - operosità - Rispetto
"Questo si richiede all'avvocato e al magistrato"
La "scaletta" prosegue e fa trasparire proprio il grande rispetto dell'Avvocato per l'opera del Magistrato chiamato a svolgere un compito difficilissimo ma che qualcuno pur deve fare':
Perchè E' questa la vostra missione fatta di onestà, di comprensione, di serietà, di "laboriosità" e se da un lato il Magistrato non dovrebbe ... preoccuparsi - pur senza tracotanza - delle critiche che sempre ci "saranno" dall'altro non ci si dovrebbe lamentare di un Magistrato per i suoi provvedimenti ("Fai appello!") ma riflettere piuttosto e, prima di lamentarsi, dare risposta a queste domande:
"E' operoso?"
"E' dìsonesto?"
"Toglie la parola?"
Come avrete visto non è stato possibile decifrare una parola della "scaletta" (quella seguita dal ?) ma il messaggio contenuto in quelle righe è arrivato forte e chiaro e, da queste pagine, sembra voler accompagnare tutti noi nel nostro percorso con tutta la passione che Franco Antonelli nutriva per la nostra professione e con il suo affetto vero per tutti noi.>>
Barbara Bisinella